La collaborazione con Roberto Roversi

roberto-roversiLa prima volta che incontrai Roberto fu nell’autunno del ’91 quando stavo ultimando il materiale per un mio CD che avrei registrato l’estate seguente per la Polygram. Ricordo che andai a trovarlo nella sua libreria Palma Verde in centro a Bologna dove i libri rubavano lo spazio ai muri. Gli lasciai una cassetta contenente i miei provini cantati in inglese giusto per avere una metrica e creare un po’ di atmosfera e così iniziò la nostra collaborazione. Passarono quasi vent’anni da quel disco mai uscito di cui un paio di brani furono cantati da Mina (20 parole) e Alex Baroni (Maria) e nel frattempo, grazie a Sergio Lattuada, noi Maxophone ci eravamo ricostituiti in attesa di affrontare nuove avventure musicali. Così sempre in un autunno ma del 2011 ricontattai Roberto e lo andai a trovare nella sua casa di Bologna dove si era ritirato in seguito a una brutta caduta. Gli parlai del progetto della band raccontandogli un po’ la nostra storia, l’album del ’75 di cui ascoltammo qualche brano, lo scioglimento e la recente ricostituzione. “Cosa hai in mente per il nuovo disco?” mi chiese e, come era sempre accaduto fra noi, lo scambio di idee finì per portarci a parlare di noi stessi, dei colori della vita, di sogni e speranze custoditi per il futuro. “La nostra musica nasce un po’ come in una fucina dove si forgiano idee” gli dissi e lasciandogli un CD con i brani da ascoltare lo salutai con l’augurio di rimettersi presto in buona salute. A settembre 2012 arrivò la triste notizia della sua scomparsa. Su di me ebbe l’effetto di un maglio contro un muro di cartone e i giorni seguenti furono difficili e vuoti come se lui, dopo aver maneggiato le parole con maestria per tutta la vita, avesse poi deciso di portarle tutte via con sé. Passarono quasi due anni di prove per allestire il materiale del nuovo progetto e nell’aprile del 2014 entrammo nel nostro studio per cominciare le registrazioni. Verso la fine dell’estate avevamo le basi praticamente pronte, ma con i testi ancora in alto mare. Verso la fine dell’anno accadde una cosa inaspettata che cambiò radicalmente il corso di questo album: una mail da Antonio Bagnoli, nipote di Roberto, editore delle sue opere letterarie e curatore di un sito dedicato. Mi scrisse che nel riordinare tutto il vastissimo archivio aveva trovato una scatola con il mio nome sopra. “Ci sono vari testi e poesie” aggiunse, “e sono sicuramente cose che aveva preparato per te”. Pochi giorni dopo mi fiondai a Bologna per incontrarlo e trovai una persona dai modi gentili, piena di idee brillanti e di iniziativa tanto che pensai che in quella famiglia dovesse scorrere un’ unica linfa perché tutto di lui mi ricordava Roberto. Dalla scatola uscirono inizialmente titoli e testi che conoscevo e che facevano parte del mio CD da solista mai andato in porto, poi subito l’occhio cascò su una pila di fogli pieni di parole mai lette prima. Tornammo quindi a casa con quel tesoro sottobraccio e rientrammo subito in studio con un obiettivo molto preciso: modificare le stesure dei brani anche a costo di ri-registrarne alcune parti, arrangiare il tutto e creare sonorità ad hoc per dare una degna casa a quelle parole meravigliose.

Alberto Ravasini